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James Dean, il Piccolo Principe

Ci sono persone che lasciano un’impronta profonda del proprio passaggio sulla Terra: condottieri, artisti, scrittori, scienziati; altre che ne lasciano una altrettanto evidente, ma senza fare nulla di davvero straordinario, senza sapere davvero perché. Subito si può pensare che si tratti di un fenomeno passeggero, frutto di una circostanza straordinaria; eppure passano gli anni e la traccia resta lì, come una cicatrice che proprio non ne vuole sapere di andarsene. È il caso di un attore giovanissimo, dotato sì di un talento straordinario ma strappato al mondo troppo presto, lasciando ai posteri tre soli film e una manciata di fotografie. Il suo volto, ritratto in immagini iconiche della cultura pop, è così famigliare che praticamente chiunque, almeno una volta nella propria vita, può dire di essersi trovato di fronte lo sguardo sperduto e al tempo stesso ribelle di James Byron Dean.

L’infanzia di James Dean

Jimmy, come lo chiamava chi aveva familiarità con lui, nacque nel 1931 nello stato dell’Indiana, unico figlio di Winton e Mildred Dean. Il lavoro di odontoiatra del padre portò la famiglia a trasferirsi a Santa Monica, in California, dove il piccolo James visse gli anni più felici della propria vita ed instaurò un rapporto strettissimo con la madre, che lo sosteneva nelle sue precoci vocazioni artistiche e che fu forse l’unica persona capace di comprenderlo fino in fondo. Per questo motivo fu devastato quando, all’età di nove anni, un tumore all’utero gliela portò via; il padre, impossibilitato a prendersi cura di lui, lo spedì in treno a vivere con gli zii Winslow a Fairmount, Indiana, a settecento kilometri da casa. Sullo stesso convoglio viaggiava la salma della madre, stipata come un bagaglio in uno degli ultimi vagoni; pare che Winton avesse detto al proprio bambino di vigilare sulla bara, e ad ogni fermata i passeggeri del treno potevano vedere la corsa disperata di un fanciullo che andava a controllare che la mamma fosse ancora lì, sigillata nella sua prigione di legno. Arrivato a Fairmount, gli zii fecero tutto quanto era in loro potere per renderlo felice e Jimmy fu sempre grato per questo; tuttavia, spesso si recava a trovare la madre al cimitero del paese e piangeva sulla tomba sussurrando: «Perché mi hai abbandonato?» Con il tempo il dolore si trasformò in rabbia irrazionale, e la rabbia in ambizione: «Te lo farò vedere io mamma, io diventerò qualcuno, te lo giuro!»

L’esperienza di New York

Dopo il diploma James Dean ritornò in California per vivere con il padre, che nel frattempo si era risposato, e per studiare legge alla UCLA. Si rese presto conto però di come la giurisprudenza non fosse fatta per lui, e quando cambiò il proprio indirizzo di studi in recitazione avvenne il secondo e definitivo strappo con la figura paterna: Winton considerò sciocca la decisione del figlio, che decise di andarsene per sempre dalla casa dei genitori. Su consiglio di alcuni amici Jimmy si trasferì allora a New York per studiare interpretazione ed iniziare la sua carriera televisiva e teatrale. Al principio si sentì solo, spaesato, e fu un sentimento che si portò dietro per tutta la vita; ma poi la Grande Mela lo sedusse con il suo fascino ed ebbe una grande influenza sullo sviluppo della sua personalità, caratterizzata da cambi d’umore quasi frenetici come frenetica era la vita della città. Il fervore culturale della New York di quegli anni gli permise di frequentare attori, ballerini, cantanti, musicisti, e di cimentarsi nelle arti più diverse. Aveva una voglia rara di imparare qualcosa da ognuna delle persone che incontrava, e prendeva lezioni praticamente di ogni cosa. Suo insegnante di piano fu il compositore Leonard Rosenman, il quale disse di aver notato in lui una ricerca quasi ossessiva di una figura genitoriale in ciascuno dei suoi insegnanti; ricerca che, successivamente, l’attore traslò anche nei personaggi che interpretò nella sua breve esperienza Hollywoodiana.

L’esordio di James Dean a Hollywood

A New York recitò in diverse opere teatrali, guadagnandosi il favore della critica con interpretazioni audaci ed una presenza scenica assolutamente invidiabile: quando sul palco c’era James Dean era impossibile concentrarsi su altro. La svolta avvenne però quando partecipò ad un provino per il film La Valle dell’Eden (East of Eden), il cui regista Elia Kazan, già vincitore del premio Oscar e famoso per aver lanciato alcuni giovani attori (primo tra tutti Marlon Brando), rimase folgorato dalle caratteristiche di Jimmy. In quegli occhi, che raccontavano un’insicurezza nascosta sotto uno sguardo di ribellione, vide la perfetta incarnazione di Cal Trask, il protagonista del romanzo di John Steinbeck su cui si basava la pellicola. L’interpretazione fu da togliere il fiato, e portò una ventata di novità tale che alcune tra le persone che ebbero l’opportunità di assistere all’anteprima dichiararono di essere scoppiati in lacrime alla fine della proiezione. L’approccio che Dean ebbe con il cast aiuta a capire la serietà con cui prendeva il proprio lavoro: con Julie Harris, che interpretava la ragazza di cui Cal era innamorato, instaurò un rapporto d’amicizia sincera, mentre con il già celebre Raymond Massey, che aveva il ruolo del padre di Cal, si comportò fin da subito con un’assoluta mancanza di rispetto. In realtà Jimmy nutriva grande ammirazione per l’esperto attore, ma cercò in tutti i modi di farsi odiare per rendere più convincente l’interpretazione dei personaggi. Elia Kazan era a conoscenza di questo espediente, e per questo non solo non lo rimproverò, ma anzi lo incoraggiò segretamente a continuare. E la sua accondiscendenza diede i suoi frutti, tanto che la scena più famosa della pellicola fu opera di Dean: invece di seguire il copione Jimmy, completamente immerso nella parte, improvvisò cogliendo tutti di sorpresa, e l’espressione di stupore di Massey che ne risultò fu tanto sincera che Kazan decise di inserire la scena nella versione definitiva della pellicola.

Gioventù Bruciata e Il Gigante

La performance fu tanto buona che gli valse immediatamente la parte del protagonista nel film che lo consacrò nella storia del cinema, e che più di tutti lo rappresenta nell’immaginario collettivo: Gioventù Bruciata. Il titolo originale Rebel Without a Cause, ossia letteralmente “Ribelle senza motivo”, descrive perfettamente il tipo di personaggio interpretato da Dean: ancora una volta è un ragazzo che si sente fuori posto nel mondo in cui si trova, deluso a più riprese da una madre ottusa e da un padre senza spina dorsale. Anche qui il personaggio si avvicina molto alle caratteristiche del vero Jimmy, e infatti la sua interpretazione risulta nuovamente magnifica. L’iconica scena iniziale, in cui si esibisce in una recitazione caratterizzata da un tipo di fisicità mai vista fino ad allora, è di nuovo opera della sua improvvisazione, e anche il grido «You are tearing me apart!» (Mi state facendo a pezzi!) rivolto ai genitori rimane negli occhi di chiunque veda il film per la prima volta. Da Gioventù Bruciata arriva anche l’immagine più rappresentativa del giovane attore, con il suo look composto da un paio di jeans, una maglietta bianca e una giacca di pelle rossa che sarà di ispirazione per la moda giovanile di molti anni a seguire. Nell’ultimo dei suoi tre lavori, invece, si trovò a misurarsi con i giganti di Hollywood, e fa specie che il titolo del film sia proprio Giant, Il Gigante: lavorò sul set con Elizabeth Taylor, diva dal fascino intramontabile con la quale ebbe una bellissima amicizia fatta di chiacchierate e di confidenze, con l’attore Rock Hudson e con il regista George Stevens. Con questi ultimi il rapporto fu sempre estremamente difficile: appartenevano a due mondi tanto lontani che le incomprensioni erano all’ordine del giorno. Addirittura Stevens, irritato dai comportamenti della star emergente, arrivò a minacciarlo di rendergli impossibile recitare ancora. Non sapremo mai se si trattò solamente di una minaccia o se avrebbe effettivamente messo in atto i propri propositi, perché Jimmy morì pochi giorni dopo la fine delle riprese.

Ragazzo sensibile o “ribelle senza motivo”?

Ma James Dean era veramente un “ribelle senza un motivo”, in lotta con l’establishment di Hollywood? O come dicono alcuni era piuttosto un ragazzo introverso e travagliato, ben lontano da quella che era la sua immagine pubblica? È un dilemma tanto difficile da risolvere che nemmeno chi lo ha conosciuto è in grado di darci una risposta, anzi, ciascuno esprime un parere contrastante. Chi lo ha conosciuto da ragazzo afferma che il piccolo Jimmy fosse l’esatto contrario di una star in ribellione contro il mondo: quando viveva a Fairmount era un ragazzo magrolino, timido, per nulla popolare, e tutti lo ricordano come un nice guy, un bravo ragazzo, e nulla di più. I suoi amici più stretti, tra chi lo conobbe a New York e chi a Hollywood, ne parlano come di un ragazzo indecifrabile: poteva passare dalla risata alla tristezza totale nel giro di pochissimi minuti. Era cattivo e dolce, divertente e noioso, alto e basso, tutto allo stesso tempo. Aveva l’aria smarrita di chi non è ben conscio del posto in cui si trova, ma al contempo sa perfettamente che cosa vuole dalla propria vita. Aveva una grandissima sensibilità, e se alle volte cercava di allontanare le persone da sé, in altre faceva di tutto per essere notato; era come se urlasse al mondo: «Ehi, sono qui, guardatemi! Vogliatemi bene! Non voglio essere abbandonato ancora!» Nonostante questo soffriva però la vita da star: voleva essere guardato, sì, ma quando lo decideva lui. Il tappeto rosso lo soffocava, poiché su quella striscia di velluto non era permesso essere se stessi: bisognava sorridere, ma non voleva sorridere a comando. D’altronde, non lo faceva neppure quando recitava: la sua immersione nei personaggi era tale che anche i sorrisi fatti di fronte alla cinepresa erano reali, sinceri. Odiava talmente tanto le première da disertare quella de La Valle dell’Eden; alla Warner, con cui il ragazzo aveva firmato un contratto, andarono su tutte le furie e furono sul punto di stracciare l’accordo, ma con il successo di pubblico e di critica che ebbe la sua interpretazione se ne guardarono bene. Dean era ribelle ma al tempo stesso fragile, e la sua non era una ribellione politica, né culturale o sociale: era la sua personalissima lotta contro un mondo da cui non si sentiva compreso, e soprattutto la sua personalissima lotta contro se stesso e il proprio passato.

James Dean, la velocità e la Piccola Bastarda

Non riusciva mai a stare fermo, Jimmy; forse è anche per questo che sviluppò ben presto due passioni quasi agli antipodi: per la fotografia, che il movimento lo congela, e per la velocità, che invece lo porta all’estremo. James Dean amava correre, fin da ragazzo, in auto o in motocicletta. Cercava di fuggire dai propri fantasmi, e il vento sul viso era l’unico elemento che riusciva veramente a farlo sentire libero. Quando ancora viveva a Fairmount perse gli incisivi in un incidente in moto, ma il fatto non lo fermò; anzi, usava frequentemente i suoi denti posticci per giocare scherzi ad increduli ed ignari conoscenti. Amava correre in pista, ma i suoi contratti gli impedivano di farlo durante le riprese dei film. Per questo il 30 settembre 1955, appena finito di girare Il Gigante, Jimmy partì con la sua Porsche 550 Spyder nuova di zecca, ribattezzata Piccola Bastarda, ansioso di partecipare ad una gara a Salinas, in California. Al circuito però non ci arrivò mai: un vecchio furgoncino di marca Ford gli tagliò la strada all’improvviso, e l’incidente lo uccise sul colpo. La notizia scioccò l’America intera: era morto un giovane di soli ventiquattro anni, un’emergente star del cinema con una vita da sogno ancora tutta davanti a sé. Al momento della sua morte l’unico film già uscito nelle sale era La Valle dell’Eden, che gli valse la nomination agli Oscar, la prima postuma della storia, e un Golden Globe al miglior attore. Inutile dire che Gioventù Bruciata riscosse un successo enorme, e ne Il Gigante, film in cui sarebbe dovuto essere una star secondaria in confronto a Rock Hudson ed Elizabeth Taylor, finì per prendersi la scena e monopolizzare il grande schermo. Tutti volevano vedere le immagini di quel ragazzo scomparso prematuramente, nel fiore degli anni, e la gente rimase impressionata dall’emotività che aveva saputo trasmettere ai propri personaggi.

Un Piccolo Principe

Forse la fine tragica ha avuto un contributo determinante nella creazione del mito di James Dean. Il suo carisma, il suo fascino, la sua bellezza, sono rimasti congelati per sempre come erano in quel giorno di settembre del 1955. Nei suoi film, nelle sue fotografie e nel suo stile si sono riconosciuti milioni di giovani, stanchi di quella generazione di genitori e di nonni che aveva trascinato il mondo nei disastri delle due Guerre Mondiali. Ognuno di quei ragazzi ha creduto e crede ancora di conoscere James Dean, di essergli affine, di essergli amico; ma forse nessuno lo ha mai conosciuto davvero, nemmeno egli stesso. Jimmy fu un ragazzo, anzi, fu un eterno bambino che iniziò il suo viaggio alla scoperta del mondo da una piccola cittadina di campagna; la sua storia è curiosamente simile, per molti aspetti, a quella del protagonista del suo libro preferito, Il Piccolo Principe di de Saint-Exupéry. Come il Piccolo Principe, anche James Dean aveva visitato molti luoghi diversi, da Santa Monica all’Indiana, da New York ad Hollywood; in questi luoghi aveva incontrato tante persone differenti, ma non era riuscito a comprenderle ed esse non erano riuscite a comprendere lui. E osservando il mondo insensato dei grandi come chi guarda le cose da lontano, Jimmy aveva sempre desiderato tornare al suo pianeta, pur non sapendo dove si trovasse. È bello pensare che lui ora sia davvero di nuovo a casa, in un luogo dove sentirsi finalmente compreso e amato. Dove sia di preciso, nessuno lo sa; ma forse, dopo aver vissuto tra le stelle fatte di carne ed ossa, ora è tornato lassù, in qualche angolo del firmamento, tra quelle vere. Sì, deve essere sicuramente così. Il Piccolo Principe venuto dall’Indiana è ritornato tra le stelle.

Washoe

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