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Dallas Buyers Club – Un trionfo di McConaughey e Leto

DI WASHOE

Il cinema ha affrontato in diverse maniere e in diversi film, in maniera approfondita o meno, la tematica dell’AIDS, ma le pellicole che risaltano fra le tante sono principalmente due, per motivi diversi: Philadelphia (1993) e Dallas Buyers Club (2013). Lasciando da parte il capolavoro con Tom Hanks e Denzel Washington, il secondo, dalla regia di Jean-Marc Vallée, si distingue anche e soprattutto grazie a due performance spettacolari, premiate con due statuette agli Oscar: quelle di Matthew McConaughey e di Jared Leto.

La trama

Dallas, Texas, 1986. A Ron Woodroof, uomo rude e rozzo, amante del rodeo, della droga, dell’alcool e del sesso, viene comunicata la positività all’HIV; l’AIDS che ne consegue, ormai in fase avanzata, lascia ben pochi spiragli di speranza e gli concede, secondo le stime dei medici, una trentina di giorni di vita. L’uomo non crede alla diagnosi ed erompe dall’ospedale come un tornado: negli anni ’80 la malattia, per via di una diffusa ignoranza in materia, era associata a due categorie, i tossicodipendenti e gli omosessuali (come la star di Hollywood Rock Hudson, citato nel film). Reso dubbioso da condizioni di salute sempre più precarie, tuttavia, Ron scopre che la malattia può essere trasmessa genericamente da rapporti sessuali non protetti, e riconduce la propria positività ad un rapporto sessuale intrattenuto tempo prima con una tossicodipendente; riconosciuto il proprio stato di malato terminale si rivolge dunque disperato alla dottoressa Saks, chiedendo di essere sottoposto alla sperimentazione di un nuovo farmaco, l’AZT.

Il Dallas Buyers Club

La dottoressa lo informa però della possibilità che lui venga sorteggiato tra i pazienti a cui viene somministrato solamente un placebo, e così Woodroof, temendo per la propria vita, corrompe un infermiere affinché gli fornisca delle dosi di AZT; quando queste vengono messe sottochiave è costretto a cercare nuove vie per curarsi, e si rivolge a un dottore in Messico che gli consiglia una cura differente. Il rimedio si rivela efficace, e Ron vede nei farmaci che assume ampi margini di profitto: facendosi aiutare dal transessuale Rayon, che gli fornisce la clientela, crea il Dallas Buyers Club, sostanzialmente una maniera per aggirare la legge. Le medicine che somministra, infatti, non sono state approvate per la vendita negli USA ma non sono illegali: Ron “regala” le dosi agli iscritti al club, i quali in cambio devono però pagare una quota mensile di quattrocento dollari.

Lo scontro con l’FDA

Per via di un incremento del volume di affari Ron attira però l’attenzione dell’FDA (Food and Drug Administration), l’ente statale incaricato dell’approvazione dei medicinali, che cerca in tutti i modi di mettergli i bastoni tra le ruote. Esasperato, Ron cita l’FDA in tribunale, accusandolo di approvare solamente i farmaci delle grandi case farmaceutiche per permettere loro di guadagnare denaro a spese dei malati; il giudice, pur essendo d’accordo con lui, dichiara però di non avere potere di aiutarlo, e l’accusa cade nel vuoto. Nonostante la batosta e il fatto che l’FDA abbia ottenuto che il suo club diventi illegale, Ron non si arrende e va dritto per la sua strada: quello che era iniziato come un business è diventato per lui una ragione di vita, che lo porta persino a non curarsi più del guadagno. Dopo aver lottato fino all’ultimo, Ron Woodroof si spegne a causa dell’AIDS sette anni dopo la diagnosi, essendo andato ben oltre alla prima previsione dei trenta giorni di vita.

La prossimità della morte che porta a “vedere oltre”

Il tema della discriminazione a cui andavano incontro negli anni ’80 i malati di AIDS, dovuta principalmente all’ignoranza e alla disinformazione, è centrale, specie nella prima parte del film, ed essa è il motivo per cui Ron Woodroof, profondamente omofobo, rifiuta la diagnosi in prima battuta: quello che teme davvero non è la malattia in sé, ma “l’accusa” di omosessualità che ne è conseguenza. La necessità, e la sete di denaro, lo portano però ad intraprendere una collaborazione forzata con il transessuale Rayon, che diventa il suo ponte con quel mondo LGBT da cui prima si teneva lontano, ma che ora è la fonte principale di sostentamento. Con il passare del tempo si vede dunque costretto a rivalutare le proprie posizioni riguardo ad omosessuali e transessuali, e arriva finalmente a considerarli esseri umani a pieno diritto; la malattia e la prossimità della morte, anche se attraverso un lungo percorso, lo trasformano, permettendogli di vedere oltre al muro di odio e diffidenza che egli stesso aveva costruito attorno a sé.

La trasformazione di Matthew McConaughey

Se di per sé il film è già interessante per il tema trattato, un valore aggiunto gli deriva indubbiamente dalle prestazioni pazzesche dell’attore protagonista e della sua “spalla”. Matthew McConaughey è stato perfetto nei panni di Ron, ma interpretarlo in maniera tanto sublime ha richiesto un’evidente trasformazione: l’attore texano ha infatti perso più di venti chili per interpretare la parte, abbandonando temporaneamente quella corporatura prestante e quel bell’aspetto che l’avevano reso un campione della commedia romantica. Ancor più della trasformazione fisica, tuttavia, impressiona la trasformazione “spirituale” a cui è andato incontro, dovendo interpretare un personaggio così profondamente diverso da quelli impersonati in precedenza; lo sguardo e l’atteggiamento del belloccio sicuro di sé hanno lasciato spazio a quello di un uomo che sente sul collo il fiato putrido della morte, rendendo quello di Ron un personaggio estremamente tridimensionale e soprattutto umano.

La disperazione e la sfida in Dallas Buyers Club

Il desiderio di lottare del protagonista diventa la colonna portante del film, ed è ciò che lo rende diverso da alcuni esempi di pellicole strappalacrime sul tema della malattia: il suo obiettivo non è commuovere attraverso la compassione, ma attraverso l’ammirazione  per un uomo colpito duramente che fa ricorso a tutte le energie che gli restano per restare aggrappato a questo mondo. La sua lotta per la vita è selvaggia e quasi animalesca, e gli occhi di McConaughey riescono a trasmettere tutto questo: oltre alla disperazione raccontano la sfida costante del personaggio contro i giganti che vogliono dirgli che cosa deve fare e come deve morire. Non è possibile esprimere tutto questo tramite pure tecniche attoriali, ed è così che si spiega il concetto di “trasformazione spirituale” di cui sopra: l’attore texano è riuscito a far suo un modo di essere, uno stato d’animo, ad interiorizzarlo e a percepirlo davvero, mettendo in vetrina un talento assolutamente fuori dal comune.

Jared Leto: Rayon

Premio al “Miglior attore non protagonista” meritatissimo per Jared Leto, impegnato in Dallas Buyers Club nella parte del transessuale Rayon. Come il collega McConaughey, anch’egli è riuscito a calarsi alla perfezione nella parte assegnatagli, mettendoci molto del suo per renderlo un personaggio degno di nota, vero e non stereotipato. Alcune voci raccontano di come l’attore non sia mai uscito dal personaggio nei venticinque giorni delle riprese, ed il risultato è veramente eccellente: l’americano è riuscito a dare a Rayon quell’accento di femminilità capace di renderlo credibile e di controbilanciare anche la mascolinità esasperata di Woodroof. Menzione speciale va anche alla scena in cui si reca dal padre per chiedergli del denaro: la giacca troppo grande rappresenta alla perfezione la sua inadeguatezza ad incastrarsi nello schema rigido e convenzionale in cui l’avrebbe voluto vedere il padre.

Dallas Buyers Club, un ottimo film

Dallas Buyers Club non è stato del tutto esente da critiche, in primis per aver stroncato in maniera troppo netta l’AZT, ancora oggi usato per combattere l’HIV sebbene somministrato in dosi minori; forse qualcosa di più poteva esser fatto, e in alcuni momenti la sceneggiatura appare un po’ prevedibile e stereotipata. Tuttavia, il risultato che viene fuori dall’unione delle piccole carenze con due recitazioni magnifiche è decisamente più che buono, regalando al grande pubblico una nuova prospettiva sulla tematica della malattia e dell’AIDS, su quella della discriminazione, ma soprattutto sul tema della lotta per la vita, portata fino in fondo da Ron Woodroof con la forza del coraggio e della determinazione.

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