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L’amore ai tempi del colera – Gabriel García Márquez

L'amore ai tempi del colera - Aquile Solitarie

DI WASHOE

L’amore, dopotutto, è un po’ come il colera. Coglie impreparati, mette radici, risucchia energie, trasforma il corpo e lo spirito e può essere guarito solo dalle cure e dal tempo. Questo sembra raccontarci Gabriel García Márquez con il suo “L’amore ai tempi del colera”, la storia di un triangolo tra una donna, un uomo e l’ombra di un uomo bisognosa d’amore; una storia lunga, lunghissima, durata cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni.

L’inizio del cataclisma d’amore al centro de L’amore ai tempi del colera

Cartagena de Indias, Colombia caraibica, metà ottocento. Florentino Ariza è un giovane di aspetto malaticcio, figlio illegittimo e mai riconosciuto di uno dei padroni della navigazione fluviale colombiana, che viene iniziato alla professione di telegrafista da un emigrato tedesco, nonché suo mentore ed insegnante di violino: Lotario Thugut. Questi lo incarica, in un giorno all’apparenza come tanti, di portare un telegramma ad un misterioso forestiero appena stabilitosi in città, tale Lorenzo Daza, presunto commerciante di mule, uomo burbero e dalla fama sinistra. In casa sua, nel cosiddetto Giardino dei Vangeli, Florentino Ariza viene folgorato da una visione: una ragazza splendida, dotata del fascino della purezza, che scopre essere la figlia di Lorenzo, Fermina. In quel momento, per un gioco del caso, la giovane alza gli occhi dal libro che stava leggendo e li incrocia con quelli tremuli di Florentino, in uno scambio di sguardi che è per lui «l’origine di un cataclisma d’amore che mezzo secolo dopo non era ancora terminato.»

Fermina Daza
Fermina Daza (Giovanna Mezzogiorno) nel film del 2007 “L’amore ai tempi del colera”, di Mike Newell

Lettere e appostamenti

Florentino s’innamora perdutamente, tanto da lanciarsi in una serie di appostamenti nei pressi del Giardino dei Vangeli che hanno il solo scopo di vederla, anche solo da lontano, anche solo per un momento. Dentro di lui abita una non ben definita speranza, forse di trovare il coraggio per presentarsi, forse che lo trovi lei, che lo spinge a perseverare in una maniera che molti troverebbero inquietante. Piuttosto che spaventarsi, però, Fermina sente accendersi un interesse, per via dell’aspetto malinconico di lui e dell’ingenua emozione del primo corteggiamento; i due intraprendono così un fitto scambio di lettere, che sembra condurli dritti dritti verso il matrimonio. Sembra, perché un’imprudenza della ragazza fa sì che il padre scopra la relazione e vada su tutte le furie: quell’amore giovanile è per Lorenzo un serio ostacolo per il suo progetto d’affari più importante, il matrimonio della figlia.

Il viaggio forzato

L’unico motivo per cui si era trasferito a Cartagena, infatti, era quello di dare Fermina in sposa ad un uomo facoltoso, garantendo così a lei un futuro sicuro e a se stesso l’accettazione della classe sociale più alta della città, che lo aveva fino a quel momento escluso per la sua volgarità e per la sua condizione di arricchito. L’innamoramento della figlia per un semplice telegrafista, figlio illegittimo per giunta, è un intoppo pericoloso e non previsto; per questo trascina in fretta e furia Fermina in un lungo viaggio attraverso il paese, con il pretesto di andare a trovare dei parenti lontani. Quello che non immagina è che sia proprio uno di questi parenti, l’intraprendente cugina Hildebranda Sanchez, a mantenerla in contatto con Florentino; tuttavia, proprio quando sembra essere riuscita ad aggirare il controllo paterno, ecco che Fermina viene raggiunta da un’illuminazione improvvisa, che finisce per giocare a favore di Lorenzo.

Fermina Daza e Florentino Ariza
Fermina Daza e Florentino Ariza (interpretato da giovane da Unax Ugalde nel film di Newell)

L’addio a Florentino e il matrimonio con Urbino

La Fermina che torna a Cartagena dopo il viaggio, infatti, è maturata, e si è lasciata alle spalle tutti i vecchi capricci di bambina; amore per Florentino compreso. Quando si ritrova faccia a faccia con lui, in un incontro casuale al mercato, si rende conto all’improvviso di non averlo mai amato, ma di essere stata vittima di uno scherzo dell’ingenuità infantile che l’aveva portata ad inseguire un’illusione. Dopo aver pianto per lui, dopo averlo sognato, dopo aver sfidato per mesi l’ira paterna, Fermina lo liquida dunque con una sola frase, secca e perentoria: «No, per favore. Se lo dimentichi.» La vittoria di Lorenzo Daza diventa ancora più totale dal momento in cui Fermina viene corteggiata dallo scapolo più desiderato della città, anch’egli fulminato dalla sua bellezza e dal suo carattere ardente: si tratta del medico Juvenal Urbino de la Calle, rampollo di una delle famiglie più in vista di Cartagena, dotato di una fama non comune alla sua età; sebbene non voglia inizialmente cedere alle sue lusinghe, se non altro per non darla vinta al padre, Fermina accetta infine di sposarlo, condizionata anche dall’infatuazione per l’uomo della cugina Hildebranda.

Il viaggio e una nuova folgorazione

Il rifiuto all’apparenza immotivato ed il matrimonio di Fermina con Urbino colpiscono con violenza il povero Florentino, il cui fragile cuore non può reggere il peso di essere stato ad un soffio dalla felicità e di averla vista poi svanire in un battito di ciglia. Il giovane sembra ammalarsi terribilmente, e per curare il suo mal d’amore la madre gli ottiene un posto da telegrafista in una città dell’interno, sperando di allontanarlo dal pensiero della donna amata; Florentino si imbarca allora su uno di quei dei battelli a vapore che navigano il fiume La Magdalena, e mentre la nave risale lentamente la corrente riceve una nuova folgorazione (illuminazioni improvvise che diventeranno una costante nella sua vita). Durante il viaggio è infatti vittima di un vero e proprio stupro da parte di una sconosciuta, che non riuscirà mai ad identificare con certezza; la donna misteriosa lo spoglia della sua verginità, ma nel farlo riaccende in lui la scintilla vitale, e lo porta prende la decisione più importante della sua vita: avrebbe aspettato Fermina Daza, anche per molti anni, anche per sempre. Prima o poi Juvenal Urbino sarebbe morto, ed una volta rimasta vedova Fermina sarebbe stata sua.

Florentino Ariza
L’ormai adulto Florentino Ariza (Javier Bardem) nel film del 2007

Lo strano concetto di fedeltà de L’amore ai tempi del colera

Florentino decide dunque di mantenersi celibe per lei, ma dimostra presto di avere uno strano concetto di fedeltà alla donna amata: l’episodio del battello gli ha instillato un potente desiderio sessuale, e il giovane Ariza si infila nel letto di centinaia di donne diverse, annotandone i nomi su di un taccuino come fossero trofei di caccia. Nessuna di loro tuttavia sarà mai in grado di sostituirsi a Fermina, e nessuna potrà trovare la cura per quella strana forma di colera che si chiama amore; le notti di sesso diventano più che altro palliativi temporanei, che soddisfano per qualche ora la sua sete d’amore senza mai spegnerla del tutto. Tra un’avventura e l’altra, tuttavia, Florentino segue da lontano le vicende della donna dei suoi sogni; non perde mai la speranza di farla sua, e alla fine la sua tenacia viene ricompensata: Urbino muore e lui ha finalmente l’occasione di vivere la sua storia con la donna che non ha mai smesso di amare, sebbene entrambi abbiano ormai superato la soglia dei settant’anni.

Non un uomo, ma l’idea di un uomo: Florentino Ariza

Nonostante ai tre personaggi principali (Florentino, Fermina, Urbino) García Márquez dedichi un numero pressoché equivalente di pagine, è indubbio che il protagonista de “L’amore ai tempi del colera” sia Florentino Ariza, un personaggio ambiguo, a tratti persino controverso. È un personaggio malinconico, malaticcio, ben incorniciato dal suo vestirsi sempre “da funerale”, che sembra vivere solo d’amore, di speranza e di poesia; tutta la sua essenza viene racchiusa in una frase che più volte viene usata da personaggi diversi per descriverlo: è un uomo bisognoso d’amore. Ad immaginarselo nel mondo reale, Florentino camminerebbe forse fluttuando, come un fantasma: non è un uomo in carne ed ossa, ma è piuttosto un progetto d’uomo, un’idea intrappolata in una dimensione a metà tra il reale e l’immateriale da cui la sola Fermina ha la facoltà di strapparlo. Grazie all’intercessione di lei, dunque, si vede nel finale un Florentino diverso, concreto, reale, completo, vestito non più da funerale ma di bianco, come se avesse concluso il suo viaggio attraverso un Purgatorio lungo cinquant’anni e avesse finalmente raggiunto il Paradiso.

Un personaggio ambiguo

La peculiarità vera del personaggio di Florentino Ariza non sta però nella sua incrollabile tenacia, ma piuttosto nella percezione che il lettore ha di lui, una percezione oscillante continuamente tra la compassione ed il disgusto. Se da un lato infatti la sua sfortuna, unita ad un’ammirevole forza d’animo, porti ad avere per lui un affetto particolare, dall’altro si tratta fondamentalmente di un seduttore, di uno stupratore e di un pedofilo (la sua ultima amante è la quattordicenne America Vicuña). È un uomo silenzioso, rispettoso, dai modi gentili, ma è anche un adulatore, un falso, un viscido. Nonostante tutto, però, risulta che neanche il lettore moralmente più inflessibile possa esimersi dall’avere simpatia per un uomo che, dopo essere stato colpito più volte e con grande durezza dal mondo, è riuscito ostinatamente a riprendersi tutto ciò che gli spettava.

Il dottor Juvenal Urbino

Juvenal Urbino
Juvenal Urbino (Benjamin Bratt), sempre nel film di Newell

L’esatto opposto è invece il suo rivale in amore, il dottor Juvenal Urbino: se l’uno non ha avuto nulla dalla vita, l’altro ha avuto tutto e anche di più. Una famiglia ricca e rispettata, la possibilità di studiare in Europa, una bellezza ed un carisma fuori dal comune e la moglie più bella e desiderabile di tutta Cartagena. La relazione tra i due uomini è alquanto particolare: al contrario di quanto ci si potrebbe aspettare, Florentino Ariza non prova invidia per Urbino, ma solo ammirazione; dal canto suo, invece, il dottore quasi non si accorge dell’esistenza del rivale e soprattutto non si rende mai conto di come quell’uomo misterioso sia in trepidante attesa della sua morte. Morte che arriva nel modo più inaspettato: viene preparata per moltissime pagine all’inizio del libro, e proprio quando il lettore si aspetterebbe una morte grandiosa del medico, in perfetto stile Urbino, ecco che il destino si abbatte su di lui in uno stupido, banale incidente domestico. La vita del dottor Juvenal Urbino de la Calle si esaurisce in due misere righe, ironico promemoria della fragilità dell’esistenza di tutti gli esseri umani, nessuno escluso; neanche i più ricchi, neanche i più rispettati. 

Fermina Daza, il centro de L’amore ai tempi del colera

Se il protagonista è Florentino, il vero centro del romanzo è però l’orgogliosa Fermina Daza, tigre dalla bellezza feroce e dal carattere infiammabile, fulcro attorno al quale ruotano come satelliti tutti i personaggi della storia. La donna si trova suo malgrado a dover fare una scelta: da un lato ha l’amore bruciante e viscerale di Florentino Ariza, dall’altro quello onesto e ragionato di Urbino; è l’eterno dilemma che lacera da secoli milioni di cuori e di menti, dilaniati dall’elezione tra l’amore passionale e l’amore razionale. Fermina opta infine per il secondo, sacrificando così il suo lato selvaggio ed ancestrale e permettendo al dottore di domare la fiera che è in lei; la parte passionale della donna resta quindi sopita fino a quando ella stessa non decide di darle libero sfogo nel momento in cui, dopo essere rimasta vedova, sceglie di passare gli ultimi anni della sua vita con Florentino Ariza, in un amore infuocato che viene però mitigato dalla saggezza dell’età avanzata. Fermina ha così l’opportunità, non comune, di sperimentare ogni tipo d’amore, ma ha l’accortezza di non domandarsi mai quale dei due sia il migliore, godendoseli entrambi con un invidiabile equilibrio e prendendo il meglio da ognuno.

Fermina Daza e Florentino Ariza anziani
Fermina e Florentino, ormai anziani, vivono la loro tardiva storia d’amore

Il viaggio meraviglioso de L’amore ai tempi del colera

La penna di Gabriel García Márquez ha creato, con “L’amore ai tempi del colera”, un romanzo raffinato ma dalla lettura estremamente piacevole, e ci ha regalato alcuni personaggi intriganti la cui evoluzione è stata raccontata in pagine che, sebbene la storia sia senza dubbio straordinaria, profumano di autentica e comune umanità. Il merito principale dell’autore è stato quello di non lanciarsi in giudizi morali che sarebbero stati tanto facili quanto inopportuni, e che avrebbero spezzato la magia senza tempo del racconto; ogni sentenza sulla condotta dei personaggi viene dunque rinviata al lettore, che però difficilmente può sentire il desiderio di addentrarsi in meandri così pericolosi, che rischierebbero di rovinare il sapore di un’opera tanto gustosa. Quello che rimane dopo la lettura, in ogni caso, è la sensazione di aver terminato un viaggio meraviglioso nei sentimenti di uomini e donne più o meno comuni, con un compagno di strada d’eccezione: Florentino Ariza, che per tutta la vita non è stato in grado di trovare la cura per il suo amore impossibile. Sì, la cura; perché l’amore, dopotutto, è un po’ come il colera.

Lo scrittore colombiano Gabriel Garcia Marquez, Gabo per gli amici, Premio Nobel per la letteratura

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