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Il Conformista (1970) – di Bernardo Bertolucci

DI WASHOE

Con Il Conformista (1970) Bernardo Bertolucci si lancia in una complicata analisi del processo psicologico che ha portato all’affermazione del fascismo in Italia, accusando la borghesia di essere stata troppo passiva di fronte alla minaccia mussoliniana e dipingendo la classe media del Bel Paese attraverso l’immagine di un uomo che fa di tutto per confondersi all’interno della massa.

Marcello Clerici, aspirante uomo normale

Tratto liberamente da un romanzo di Alberto Moravia, Il Conformista narra la storia di Marcello Clerici (Jean-Louis Trintignant), collaboratore della polizia politica fascista nonché uomo ossessionato dalla propria immagine: il criterio unico che condiziona le sue scelte è quello di apparire come una persona normale, ed in questo senso vanno la scelta della fede politica, della moglie, della religione. Purtroppo per lui, però, è dotato di una tendenza nascosta ad andare controcorrente che viene rappresentata alla perfezione dalla scena in cui è l’unico a scendere da un ascensore su cui stanno invece salendo in molti; lottando contro la sua stessa natura Clerici si sforza comunque di diventare parte dell’ingranaggio fascista e accetta di recarsi a Parigi per uccidere il dissidente Luca Quadri, professore universitario nonché suo antico mentore.

Marcello Clerici (Jean-Louis Trintignant)

Il professor Quadri e la moglie Anna

Si sposta dunque nella capitale francese sfruttando la copertura del viaggio di nozze con la bella ma superficiale Giulia (Stefania Sandrelli) ed aggancia il professor Quadri (Enzo Tarascio); questi si accorge della debolezza dell’adesione al fascismo del suo ex studente e cerca di portarlo dalla propria parte, dimostrando di fidarsi di lui nonostante sia a conoscenza del suo ruolo di spia. Il tentativo non ha successo, ma mentre Clerici cerca il modo di portare a termine la missione un inconveniente si frappone tra di lui ed il suo macabro obiettivo, ed è l’innamoramento per la giovane moglie del professore, Anna (Dominique Sanda). Si tratta di una donna ambigua, forse bisessuale, che non nasconde il suo disprezzo per Marcello ma che al tempo stesso cerca di sedurlo, forse nel tentativo di proteggere il marito da un omicidio quasi certo. Alla fine il professor Quadri verrà ucciso e la moglie con lui, sotto lo sguardo indifferente di Clerici, troppo codardo sia per compiere egli stesso l’assassinio che per salvare la donna e il suo vecchio insegnante.

La bella Anna Quadri (Dominique Sanda)

Marcello Clerici: il conformista

Il conformista del titolo è chiaramente Marcello Clerici, che passa la vita intera a cercare di mimetizzarsi tra le gente comune. Va in questo senso, ad esempio, il matrimonio con Giulia, una donna che non sopporta e che definisce come una gallina ma che è la moglie perfetta per un  uomo di classe media, senza altre ambizioni al di fuori della famiglia e della stabilità, dotata di una superficialità disarmante che promette di non dargli grattacapi di nessun genere.

«Mediocre, piena di idee meschine, di piccole ambizioni meschine, sì, tutta letto e cucina.»

Pur di adeguarsi alla maggioranza Marcello è disposto a sacrificare tutte le convinzioni personali, rinnegando ad esempio il proprio ateismo in nome di un matrimonio convenzionale; persino gli aneddoti che racconta sono più che risaputi, come quello di un giovane Hitler deriso nei bar della Baviera, e le poesie che recita sono quelle sanno tutti (La Pioggia nel Pineto di D’Annunzio); è uno sforzo d’adeguamento che non ha posa e prosegue persino nell’intimità, come quando insegna alla figlia a pregare dimenticandosi ancora una volta di non credere in Dio.

Un passato oscuro

I suoi sforzi di apparire normale sono figli di un passato oscuro e difficile, a partire dalla famiglia di origine: il padre è un ex squadrista delle camice nere dell’epoca del manganello e dell’olio di ricino, ora rinchiuso in un manicomio, mentre la madre è dipendente dalla morfina e vive in uno stato di abbandono quasi totale.

«Vi sembra una casa normale questa? Per della gente normale? Per un’infanzia normale? Questa decadenza mi dà la nausea.»

Ma la vera causa della sua ansia di normalità è un tentativo di stupro subito da bambino da parte di un autista, un tale Lino Semirama, che dopo averlo attirato nella sua stanza aveva provato ad approfittarsi di lui. Il piccolo Clerici, forse spaventato dal proprio stesso impulso omosessuale, aveva sparato all’impazzata con la pistola di Semirama e aveva creduto di averlo ucciso: dopo essere fuggito da una finestra aveva quindi deciso di confondersi tra la gente per ottenere l’assoluzione implicita da parte della società. Quando poi, alla fine del film, scopre che in realtà Semirama è ancora vivo, Clerici ha una crisi di identità e lo accusa persino dell’omicidio del professor Quadri: il suo conformismo, e di rimando la sua collaborazione con il regime fascista, era dovuto principalmente al senso di colpa per la sua morte; non rivelando di essere ancora in vita l’autista era stato di fatto la causa dell’assassinio del professore.

Lino Semirama (a sinistra) con il piccolo Marcello Clerici

«L’uomo normale è un vero fascista.»

Come tutto in lui, il fascismo di Clerici è semplicemente conseguenza del suo adeguarsi a tutto ciò che va per la maggiore, partito politico compreso; non deriva da nessun tipo di fede personale, ma è come l’ombra del saluto romano ch’egli proietta sulla parete dello studio del professor Quadri: un’illusione. La sensazione di essere di fronte ad una struttura mentale frastagliata e contraddittoria ci viene data anche dal direttore della fotografia, il bravissimo Vittorio Storaro, che la evidenzia attraverso un sapiente uso di ombre e di luci intermittenti; Clerici è consapevole di questa sua caratteristica, e sa che il suo mentore Quadri è l’unico in grado di mettere ordine nella sua testa e di ridargli la vista. Questo significherebbe però distruggere tutta la normalità che si era costruito in una vita, ed è per questo che non si oppone all’uccisione del professore, evitando così che la luce sprigionata da Quadri lo porti a diventare una persona “singolare”.

Manganiello, un Grillo Parlante

L’agente in servizio speciale Manganiello (Gastone Moschin), invece, è il simbolo della coscienza di Clerici, un Grillo Parlante che cerca di mantenerlo sul binario del Fascimo. È un uomo grezzo e violento, che preferisce l’azione al pensiero e non mette in discussione gli ordini dei superiori: il prototipo perfetto di un agente della polizia politica, rude e fermo nelle sue pericolose convinzioni.

«Per me vigliacchi, invertiti e ebrei son tutti una razza. Fosse per me li metterei al muro tutti insieme. Anzi, bisognerebbe eliminarli subito, appena nati.»

Quando cade la dittatura, però, la figura di Manganiello svanisce nel nulla: il Fascismo non è più la fede politica maggioritaria e Clerici non ha più bisogno di lui. Marcello si unisce infatti alla folla improvvisamente trasformatasi in antifascista e rinnega tutto ciò che è stato, l’amico cieco (e collaboratore del regime) Montanari compreso, alla maniera di quella borghesia che nel 1943 sopravvive a se stessa e alle sue complicità con la dittatura appena conclusa confondendo le proprie colpe tra quelle della moltitudine.

L’agente in servizio speciale Manganiello

Montanari e i ciechi ne Il Conformista

Proprio Montanari e il suo circolo di ciechi sono la rappresentazione di quello che è stata la società italiana durante il ventennio fascista: una popolazione incapace di vedere a quale genere di criminali stava affidando le proprie sorti. L’Italia dell’epoca si trovava nella condizione degli uomini del mito della caverna di Platone di cui discutono Clerici e Quadri: un gruppo di persone che credeva realtà le ombre proiettate da dei veri e propri burattinai. Ma la critica di Bertolucci al Ventennio non si ferma qui: gli spazi immensi degli edifici pubblici che si vedono nel film rappresentano infatti la grandiosa vacuità del Fascismo, così come le persone che portano gli ingombranti simboli della Roma imperiale, l’aquila e la statua di Ottaviano Augusto, sono l’immagine della sciocca e inutile adulazione per il passato italico promossa da Mussolini.

Italo Montanari (a sinistra) e Marcello Clerici ad una festa di soli ciechi

Il messaggio de Il Conformista

Insomma, Il Conformista descrive bene quello che è stata l’Italia fascista, e soprattutto quale fu la natura della maggior parte degli aderenti al partito dell’epoca: un gruppo di conformisti, desiderosi di far parte di qualcosa di più grande loro, di sentirsi accettati e tutti uguali agli altri. È questo insomma il pericolo più grande del conformismo verso cui la società moderna è naturalmente portata, e Bertolucci vuole metterci in guardia ed invitarci a pensare ognuno con la propria testa, senza cadere nella tentazione di lasciarsi condurre nel flusso della storia come un gregge di pecore.

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