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Filippo Mazzei, poco conosciuto Padre Fondatore degli Stati Uniti d’America

Non si potrà mai sapere davvero quanti e quali uomini siano stati i veri attori di celebri vicende storiche che oggi crediamo opera di altri, tra chi ha in verità partorito idee fondanti della società moderna, chi è stato l’autentico autore di opere d’arte d’inestimabile valore, e chi è scomparso all’improvviso e in maniera misteriosa dalle cronache della sua epoca. La storiografia, specie quella passata (ma non ne è esente neppure quella moderna), ha il grande difetto della parzialità, che spesso trasfigura eventi e personaggi e dà meno risalto del dovuto a uomini e donne che invece meriterebbero ben più di una mezza riga nascosta tra le pagine di un manuale di storia. Tra questi grandi obliati figura certamente il nome di Filippo Mazzei, medico, commerciante ed illuminista toscano, vero giramondo nonché fra i padri dimenticati della Dichiarazione d’Indipendenza Americana.

Il ritratto di un giovane Filippo Mazzei

Le origini e i primi contatti americani

Filippo Mazzei nasce nel 1730 a Prato, nell’allora Granducato di Toscana, da un’antica e ricca famiglia di viticoltori. Compie gli studi a Prato e a Firenze ma, in seguito a dissapori con il fratello, si stabilisce a Livorno, dove inizia a praticare come medico. È la prima di una lunga serie di tappe per Mazzei, che nei decenni successivi girerà il globo: da Livorno di stabilisce a Smirne, nel cuore dell’impero Ottomano, e dall’Anatolia trasloca poi a Londra. In Inghilterra, dopo alcune iniziali difficoltà economiche, avvia un fiorente commercio di vini e di altri prodotti mediterranei, grazie al quale riesce ad arricchirsi e ad entrare nei più esclusivi circoli londinesi. Qui, incaricato dal Granduca di Toscana, si accinge a raccogliere informazioni sul modello di stufa ‘Franklin’ ed entra dunque in contatto con il suo inventore, nientemeno che uno dei futuri padri fondatori degli Stati Uniti d’America: Benjamin Franklin. Con l’eclettico intellettuale d’oltreoceano instaura un’amicizia fatta di discussioni a tema politico, sociale e antropologico, e colpisce a tal punto l’illuminista bostoniano che viene da questi introdotto presso la sua cerchia di amici ed invitato a recarsi in America.

Benjamin Franklin

Il trasferimento in America e l’amicizia con Jefferson

Una volta nel Nuovo Mondo Filippo Mazzei fa visita, nella celebre Tenuta di Monticello in Virginia, a Thomas Jefferson, con cui aveva già intrattenuto un rapporto epistolare; dopo il loro incontro, piacevolmente colpito dal suo ospite italiano, l’intellettuale americano inizia un’efficace opera di convincimento per indurlo a restare, e quella che doveva essere una fermata di pochi giorni si trasforma invece in un soggiorno prolungato. Mazzei acquista infatti da Jefferson stesso una parte dei suoi terreni, e vi si stabilisce con il nutrito seguito di agricoltori toscani che si era portato con sé dalla sua terra natale. Nella sua nuova tenuta, che battezza Il Colle in onore di Colle Val d’Elsa (in provincia di Siena), ordina l’insediamento delle numerose coltivazioni mediterranee che aveva trasportato via nave in Virginia ed in particolare intraprende la coltivazione della vite; ben presto però, complici forse anche i risultati agricoli inferiori alle attese, i suoi interessi e le sue energie vengono assorbite completamente dal fermento culturale e politico di quelle che all’epoca erano ancora le tredici colonie britanniche dell’America del Nord.

La tenuta di Monticello di Jefferson, oggi Patrimonio dell’Umanità

L’influenza delle idee di Mazzei su Jefferson e sulla Dichiarazione d’Indipendenza

Con il vicino di casa Jefferson e con la sua cerchia Filippo Mazzei intrattiene tutta una serie di discussioni a carattere politico, e non esita a mettere per iscritto i propri pensieri in alcuni libelli che si esprimono contro l’oppressione inglese e a favore del principio di uguaglianza e libertà, firmandoli con lo pseudonimo di Furioso. Jefferson è entusiasta dei ragionamenti del toscano, tanto che non solo si prodiga a tradurre in inglese i suoi opuscoli, ma prende spesso spunto dalle sue frasi e dai suoi concetti e li inserisce, parafrasandoli, in quei documenti storici di cui è uno degli autori principali. Un esempio è costituito da alcune frasi chiave della Dichiarazione d’Indipendenza del 1776, ed in particolare da quella, fondamentale per i successivi sviluppi politici in America e nel mondo, che recita:

«Tutti gli Uomini sono creati uguali, e sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, tra i quali la Vita, la Libertà, e la Ricerca della Felicità.»

Ad esclusione dell’idea ultramoderna del diritto alla ricerca della felicità (sebbene alcune voci mai verificate attribuiscano anch’essa all’ex medico pratese), questi ideali, alla base delle democrazie moderne ed ispiratori della Rivoluzione Francese, erano già presenti in uno dei libelli sopracitati del Furioso, che scriveva:

«Tutti gli uomini sono per natura egualmente liberi e indipendenti. Quest’eguaglianza è necessaria per costituire un governo libero. Bisogna che ognuno sia uguale all’altro nel diritto naturale.»

Thomas Jefferson

Mazzei come agente USA in Europa

Essendo poi testimone diretto dei soprusi commessi dalla corona britannica nei confronti dei cittadini del Nuovo Mondo, Mazzei si fa presto promotore dell’indipendenza delle colonie, alzando la voce in pamphlet e discorsi pubblici in favore della creazione di una repubblica rappresentativa. Per il suo impegno politico riceve la cittadinanza dello Stato della Virginia e viene inviato in Europa con l’obiettivo di ottenere fondi ed investimenti e di contrabbandare armi per l’esercito di George Washington. Dopo alcune difficoltà finanziarie affrontate nel Vecchio Continente Mazzei torna, tra il 1783 e il 1784, in quelli che ormai sono ufficialmente gli Stati Uniti d’America, dove viene ricompensato per i servigi resi alla causa repubblicana; nel 1785, tuttavia, abbandona per sempre la sponda occidentale dell’Atlantico per stabilirsi a Parigi, ignaro forse di tutto quello che di lì a poco sarebbe successo nei dintorni della Corte di Francia.

Un punto di riferimento per gli intellettuali parigini

Nella capitale francese Mazzei, dopo essersi lungamente scontrato contro l’ostilità della censura, la quale vede nelle tesi del pensatore toscano e nell’esperienza americana una scintilla pericolosa nella polveriera culturale parigina, pubblica nel gennaio del 1788 con l’editore Jean François Froullé le Recherches historiques et politiques sur les États-Unis de l’Amérique septentrionale (Ricerche storiche e politiche sugli Stati Uniti dell’America Settentrionale), il primo scritto in lingua francese sulla storia della rivoluzione americana, e si prodiga in un’opera di divulgazione di quanto accaduto oltreoceano e degli ideali che ne hanno costituito il motore. Attira così l’attenzione degli intellettuali dei circoli illuministici francesi, i quali dimostrano un grande interesse verso le vicende di quei coloni americani che hanno deciso di ribellarsi ad un impero gigantesco e di darsi come forma di governo quella repubblicana; il Mazzei diventa dunque in breve tempo un personaggio noto e stimato all’interno del panorama culturale di Parigi.

Testimone attento della Rivoluzione Francese

Egli si prodiga in particolare per dimostrare che il caso americano non avrebbe avuto alcuna influenza in Europa, con lo scopo di indurre le potenze del Vecchio Continente a mettere da parte l’iniziale diffidenza nei confronti del nuovo stato e ad avviare con esso rapporti diplomatici e commerciali; secondo le sue tesi il caso Statunitense costituisce infatti un unicum nel panorama mondiale, reso possibile dalla grande consapevolezza della popolazione delle tredici colonie riguardo ai Diritti dell’Uomo e al loro sviluppato senso civico. Un processo simile non solo è per lui di difficile applicazione in Europa, ma è anche poco auspicabile e piuttosto pericoloso; dopo essere stato un convinto sostenitore della causa repubblicana nel Nuovo Mondo, dunque, Mazzei si schiera contro alla creazione di repubbliche in Europa, preferendo ad esse le monarchie costituzionali e attirandosi così le antipatie di alcuni suoi amici, i quali non immaginavano nemmeno che il corso della Storia, nel secolo successivo, gli avrebbe dato ragione. L’intellettuale toscano assiste perciò con interesse al primo periodo della Rivoluzione Francese e ne critica aspramente la deriva giacobina, rea secondo lui di lasciare la popolazione di Francia in balia del destino e delle scelte sconsiderate di un gruppo di veri e propri estremisti.

La Polonia e gli ultimi anni

Il Re di Polonia Stanislao II Augusto Poniatowski

Nel frattempo, Filippo Mazzei viene nominato rappresentante a Parigi del Re di Polonia Stanislao II Augusto Poniatowski, anch’egli colpito dalla sua personalità brillante; per questo, quando la situazione in Francia diventa particolarmente bollente, l’intellettuale toscano si stabilisce a Varsavia, dove può intrattenere rapporti con i pensatori locali, assistere alla promulgazione di una delle prime costituzioni europee e diventare collaboratore della corona. Presto, però, in previsione di un’imminente invasione della Polonia da parte dell’Impero Russo, Mazzei ottiene dal re il permesso di tornare in Italia e di usufruire di un vitalizio; rientrato nella sua Toscana si stabilisce a Pisa, e fa in tempo ad assistere da vicino alla folgorante carriera di Napoleone e al suo passaggio nella Penisola. Fino alla morte intrattiene ancora rapporti epistolari con gli antichi compagni americani, e nonostante una profonda nostalgia per la Virginia non riuscirà mai a tornare in quel continente a cui aveva dato tanto. Filippo Mazzei si spegne a Pisa il 19 marzo del 1816 al termine di una vita inquieta ed intensa, durante la quale è stato testimone e protagonista di quei grandi sconvolgimenti del suo tempo che hanno cambiato per sempre la fisionomia del mondo, senza ottenere forse il riconoscimento che un uomo del suo calibro avrebbe meritato.

«Abolite l’ingiusta e odiosa parzialità in tutto ciò che riguarda i diritti naturali dell’uomo; che ognuno possa egualmente ottenere soddisfazione dei torti che subisce, e non avrete affatto bisogno di altra base per assicurare la tranquillità pubblica […]. Là dove regna la libertà di discussione, gli insensati non abbondano: il buon senso domina e non la follia»

Washoe

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