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Midnight in Paris

Spoiler Alert: non leggere l’articolo se non vuoi conoscere il finale del film

Di Washoe

Gil Pender (Owen Wilson) è uno sceneggiatore di Hollywood di successo, ma sogna di diventare uno scrittore di romanzi. Sta per sposarsi con Inez (Rachel McAdams), che prova a convincerlo a desistere dall’idea di scrivere libri. I due vanno in vacanza a Parigi insieme ai genitori di lei, e qui si incontrano casualmente con degli amici della donna, Paul e Carol, che Gil mal sopporta. Una sera, passeggiando solo e ubriaco per le vie della Ville Lumière, viene invitato allo scoccare della mezzanotte a salire su di un auto d’epoca, che lo catapulta nella Parigi degli Anni Venti.

Il protagonista è un personaggio che soffre di una nostalgia ai limiti del patologico, fermamente convinto di essere nato nel momento storico sbagliato, e guarda con ammirazione al fervore culturale che caratterizzava la capitale francese novant’anni prima del suo arrivo (il film è ambientato nel 2010); si sente talmente fuori posto nella sua epoca che alle volte dà l’impressione di trattenersi nel parlare, come se ritenesse di non avere di fronte l’interlocutore adatto. Per questo ribollisce di felicità quando, attraverso i suoi viaggi nel tempo, ha l’opportunità di incontrare i propri idoli letterari, come Francis Scott Fitzgerald ed Ernest Hemingway, ma non solo: si trova difatti ad interagire con il pittore Picasso, il musicista Cole Porter, il regista Luis Buñuel. Curiosamente, e certamente non per caso, la sua personalità si riflette anche nel protagonista del suo romanzo. Questi infatti possiede un nostalgia shop, un negozio nostalgia, in cui si vendono cimeli e oggetti antichi; memorie, come dice l’incipit del libro. Proprio come lui, dunque, il protagonista sceglie di vivere quotidianamente in un mondo fatto di storie e di ricordi.

Certo è che la vita di Gil non contribuisce certo ad invogliarlo a restare nel presente. Il padre della sua promessa è un uomo d’affari con convinzioni profondamente repubblicane, in aperto contrasto con le sue idee, mentre la madre è una donna superficiale che non cela il proprio disprezzo per un genero che considera provinciale. Gil non riesce a sopportare nemmeno Paul, amico di Inez, sedicente uomo colto che si dimostra però essere possessore di un sapere nozionistico, vuoto e spesso anche inesatto. Ma i problemi non si fermano qui, anzi, perché non riesce ad essere in sintonia nemmeno con la propria ragazza. Mentre lui viene catturato dal fascino di una città in cui il profumo di cultura inebria i suoi sensi, Inez ne rimane indifferente, e non prova nemmeno a comprendere le sue motivazioni.

Alla luce di questo, non c’è da meravigliarsi che s’innamori di Adriana, una donna che incontra nel corso di uno dei suoi viaggi nel passato. Ella appare come una visione, stupenda, nella casa di Gertrude Stein, dove la sua figura viene mostrata con delle pennellate successive, prima nel dipinto di Picasso che la ritrae, poi nelle parole della stessa Stein, ed infine con la sua presenza in carne ed ossa. La connessione tra i due è immediata. La donna dice di essersi innamorata del suo romanzo solamente ascoltandone le prime righe, e così scoprono di avere in comune la nostalgia di un passato che non hanno vissuto. Adriana rivela infatti la sua passione per la Belle Époque, che di fronte ad un incredulo Gil afferma essere la vera Età dell’Oro, superiore addirittura al suo presente; questo nonostante la giovane donna avesse avuto la fortuna di avere a che fare con Coco Chanel, con Braque, con Modigliani, e stesse ora vivendo un’altalenante relazione amorosa con Pablo Picasso. La gentilezza dei suoi lineamenti e dei suoi modi innamorano subito l’aspirante scrittore, che conversando con lei comincia a rendersi conto di come Inez sia troppo diversa da lui per essere la donna giusta.

Ed è attraverso i desideri di Adriana che i due vengono trasportati proprio nella Belle Époque, in una modalità simile a quella dei viaggi nel tempo di Gil. E mentre la donna si lascia incantare dall’atmosfera, sentire Henri de Toulouse-Lautrec, Paul Gauguin, ed Edgar Degas concordare sul fatto che il Rinascimento sia la vera Età dell’Oro dell’umanità, permette finalmente a Gil di aprire gli occhi. Con la stessa eccitazione di un cieco che recupera la vista, prova a spiegare ad Adriana le sue conclusioni: ogni generazione ha nostalgia per un mondo passato, perché il presente risulta incerto e noioso; ma non ci si può rifugiare nella storia per sempre, rifiutando di vivere la contemporaneità. È un errore che lui ha rischiato di compiere, avendo trascurato in quei giorni parigini la sua vita reale per concentrarsi esclusivamente su di un mondo gratificante ma illusorio. Ed è l’errore che commette Adriana quando sceglie di rimanere nella Belle Époque, trasformandosi in quello che Gil aveva rischiato di diventare: una nostalgica che vive nel passato.

Tornato nel presente, decide di rompere con Inez e di trasferirsi a Parigi: finalmente si rende conto di come la sua infelicità non sia dovuta alla sua epoca, ma piuttosto alla tendenza a circondarsi di persone che non sarebbero mai state in grado di comprenderlo perché troppo diverse. E così, allo scoccare della mezzanotte, Gil sceglie senza rimpianti di restare nel presente, e passeggiando per Parigi s’incontra con Gabrielle, che aveva conosciuto per la comune passione per la Generazione Perduta e la musica di Cole Porter. La ragazza diventa così la sintesi perfetta dei suoi due amori precedenti, l’una troppo diversa da lui ma reale e l’altra perfetta ma frutto di un sogno, e i due, sotto la poesia della pioggia di Parigi, camminano fianco a fianco verso il tempo che verrà.

Il film propone una riflessione sulla percezione del presente e del passato. All’inizio del film Gil prova un’inspiegabile nostalgia per il tempo che fu, un tempo che non ha mai vissuto ma nel quale è sicuro si sarebbe trovato perfettamente a suo agio. Grazie alla sua surreale esperienza, tuttavia, raggiunge una consapevolezza diversa: ogni uomo ha la possibilità di vivere le stesse emozioni vissute dai grandi del passato senza dover fuggire dal proprio presente, giacché le esperienze permangono nella memoria dell’umanità e lentamente si trasformano in cultura, impregnando le persone che se ne innamorano. E così, un uomo nato nel ventunesimo secolo potrà aver combattuto accanto a Cesare nella Campagna di Gallia, o aver osservato Raffaello dipingere lo Sposalizio della Vergine. È un’idea che il giovane scrittore esplica attraverso le parole di William Faulkner: «Il passato non muore mai. Non è nemmeno passato.»

Ed è dal passato e dall’immaginazione che l’uomo può trarre la linfa necessaria a ravvivare la vita presente, dal punto di vista artistico e personale. È questo che fa Gil, che da un lato, grazie ai suggerimenti di Gertrude Stein, riesce a far maturare il proprio romanzo, mentre dall’altro, guidato dall’intuizione di Hemingway, si accorge finalmente del tradimento di Inez, sedotta da Paul. Passato e immaginazione che non devono però surrogare la vita reale, ma devono accompagnarla e riempirla di poesia.

Per quanto riguarda il film in sé, Woody Allen ci omaggia con una pellicola ben strutturata ma leggera e piacevole da guardare. Owen Wilson è un Gil perfetto, dapprima insicuro e represso, poi sempre più consapevole e deciso. Il volto stralunato dell’attore è la giusta espressione del disagio che il personaggio prova nella vita reale, ma occorre ricordare come il suo casting sia stato anche frutto del caso. Woody Allen, infatti, avrebbe voluto girare il film già nel 2006, e avrebbe voluto come protagonista David Krumholtz; il progetto fu momentaneamente abbandonato, e quando venne ripreso gli venne proposto Wilson come protagonista. L’ironia tipica del regista newyorkese accompagna tutto il film, con alcune punte di comicità: famosissima è la scena dell’incontro di Gil con i surrealisti Luis Buñuel, Man Ray e Salvador Dalì. Quando racconta loro la sua storia, questi non ne vengono affatto turbati; anzi, ciascuno sembra trarvi l’ispirazione a modo suo.

Man Ray: «Un uomo innamorato di una donna di un’altra epoca… Io ci vedo una fotografia!»

Buñuel: «Io ci vedo un film!»

Dalì: «Io ci vedo… un rinoceronte!»

Menzione speciale merita l’abilità con la quale Woody Allen ha saputo trasmettere il proprio amore per Parigi, con la carrellata iniziale di immagini della città, con le musiche che hanno accompagnato il film, e in generale con l’atmosfera che ha saputo dare alla pellicola, in un crescendo che ha avuto il proprio climax nella scena finale sotto la pioggia.

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