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Intervista a Giada Rotundo

Giada Rotundo Aquile Solitarie

Giada Rotundo è una giovane scrittrice e pittrice, che ha pubblicato nel 2020 il libro Il mattino ha due facce, edito da Ali Ribelli Editore.

Tutte le illustrazioni presenti nell’articolo sono opera di Giada Rotundo.

Aquile Solitarie – Allora Giada, ci dica, da dove le è derivata l’ispirazione per Il mattino ha due facce?

Giada Rotundo – L’ispirazione mi è giunta “vivendo”, nel senso che solitamente mi deriva, nella scrittura così come nella pittura, da tutto ciò che mi circonda: dalle mie letture, da fatti che ho vissuto in prima persona, dai film, e persino da servizi giornalistici. Ho immaginato una scena, per esempio, dopo aver assistito a un servizio sul maltrattamento delle oche: si denunciava infatti come venissero nutrite tramite intubazione, al solo scopo di farle ingrassare maggiormente. Si tratta di una pratica ancora in uso oggi, adoperata dagli allevatori del settore del foie gras. Ne remasi terrorizzata, e dopo averlo visto non riuscii a togliermi dalla testa l’immagine di quei poveri animali. Quella stessa notte ebbi un incubo, e il giorno dopo pensai: “E se fossero quegli allevatori ad essere intubati a quel modo?”, e poi ancora: “E se fosse un uomo ad essere intubato?”. Così mi venne in mente il pezzo su Eugenio visto a ingozzarsi mediante una conduttura. Ciò che ci colpisce, nel bene e nel male, ci ispira, e se ci facciamo caso è capitato anche ad altri, se consideriamo che Mary Shelley si ispirò agli esperimenti sull’elettricità: si racconta infatti che le mostrarono come una scossa elettrica potesse, sebbene per un momento assai breve, aizzare la coda di una lucertola anche dopo la morte. Sembrerebbe proprio che al vederla muoversi lei avesse esclamato: “Dunque l’elettricità è vita?”; e da lì l’idea di Frankenstein, il nuovo sorto, grazie anche all’uso dell’elettricità.

Giada Rotundo
La copertina del libro.

Aquile Solitarie – Poco fa ha parlato di pittura; oltre a scrivere lei dipinge?

Giada Rotundo – Sì, in verità è la mia attività principale. Mirai a presentare la storia del libro come tesi di laurea, e laureandomi in arti visive doveva essere illustrata. In un primo momento mi orientai pure su un lavoro in cui le immagini fossero prevalenti, ma poi non fui capace di sintetizzare gli avvenimenti, e alla fine mi resi conto che non poteva essere un libro illustrato, ma un libro con delle illustrazioni. Ciò che mi è dispiaciuto è che non è stato possibile pubblicarlo in forma illustrata, ma ad ogni modo sono felice di essere giunta a una pubblicazione, sapendo anche quanto sia difficile per un esordiente trovare un editore.

Giada Rotundo

Aquile Solitarie – È stato duro scrivere il libro? Quanto tempo ha impiegato per terminarlo?

Giada Rotundo – Sì, è stato molto duro. A un certo punto considerai perfino l’idea di abbandonare, ma ero già al terzo capitolo, avevo fatto del lavoro e non volevo sprecarlo. All’inizio, quando si muovono i primi passi nella scrittura, sembra un’attività piacevole, un dolce passatempo, e solo dopo ci si rende conto di quanto sia complesso: evitare i refusi fra migliaia di parole, fare attenzione a sottigliezze grammaticali o costruire bene i personaggi, tutto questo può essere complicato da gestire. A un certo punto sono stata presa dal dubbio di non poterlo portare a termine, in fondo chi ero io per scrivere? Non avevo forse neanche letto cento libri in tutta la mia vita e mi stavo laureando in arti visive, non in lettere. Comunque, come detto, ormai avevo cominciato e avevo in mente la storia, così alla fine mi convinsi che con un’adeguata preparazione avrei potuto farcela. Devo ammettere che mi misi a studiare, e con impegno: all’università scelsi un corso secondario sulla redazione di testi ed è stato questo insegnamento a permettermi poi di terminare quanto iniziato. In ogni caso non l’ho scritto continuativamente, durante il periodo accademico spesso dovevo lasciare per concentrarmi sugli esami, perciò ho impiegato sei anni buoni per concluderlo.

Aquile Solitarie – A scuola lei era brava nelle lettere?

Giada Rotundo – No, non ero per nulla brava, e di certo non ero la secchiona della classe. È pure vero che a quel tempo la scrittura creativa non era trattata, c’era il saggio breve, il quale richiedeva però di lavorare su testi già scritti da altri. C’era pure il tema, che però non era mai libero e di solito non ero mai ferrata sull’argomento proposto; dovendo forzatamente affrontare il saggio devo ammettere che andai costantemente male. Ad essere pienamente sincera presi insufficiente ogni qualvolta dovetti sottopormici; ricordo che riuscivo a evitare il debito bilanciandomi con le altre abilità, la grammatica e la comprensione del testo. Inoltre, la scrittura è parte dell’arte e come tale è soggetta ai gusti; quando ero studentessa come tanti giovani amavo l’horror, che a molti insegnanti non piaceva: preferivano che trattassimo temi più maturi o argomenti di un certo spessore. Credo insomma che il mio lavoro fosse sottovalutato anche per il genere affrontato.

Giada Rotundo

Aquile Solitarie – Ha scritto tutto a mano o direttamente al pc?

Giada Rotundo – Le idee mi venivano all’improvviso, come detto magari quando mi trovavo di fronte a qualcosa che mi sconcertava, perciò in un primo momento ho buttato giù il testo a mano, anche su fogli sparsi, blocchi da disegno, e addirittura post-it. Ovviamente poi riportavo tutto al computer, poiché offre moltissime agevolazioni come l’irrinunciabile correttore automatico, e alla fin fine una scrittrice non può farne a meno.

Aquile Solitarie – Qual è il libro che l’ha ispirata maggiormente, o che l’ha colpita di più?

Giada Rotundo – Sicuramente Fosca, un piccolo testo che ci lesse la nostra docente di lettere alle scuole superiori. Io non ero brava, però ero curiosa, e cercavo di stare attenta in aula. Questo libricino è talmente poetico e pieno di grazia che quando iniziai a scrivere il mio romanzo ambivo a raggiungere quella stessa delicatezza; beh, più che altro me lo augurai, e infatti oggi che l’ho finito non credo proprio di averlo eguagliato. Ero rimasta folgorata dal protagonista, un uomo travolto dal dolore perché lasciato dalla donna che ama. Ho apprezzato lo struggimento che lo avvolge e come questo viene descritto, e avrei voluto che i miei personaggi fossero in grado di provare sentimenti altrettanto profondi. E se pensiamo ad alcuni personaggi maschili del mio libro, come Fabrizio o Damiano, si tratta di uomini estremamente sensibili, senz’altro capaci di lasciarsi sorprendere da forti sensazioni.

Giada Rotundo

Aquile Solitarie – Quali sono i punti forti della sua storia?

Giada Rotundo – Non spetta a me dirlo, sono sicura che debbano essere i miei lettori a esprimersi a tal proposito. Ad ogni modo, da quello che mi raccontano suppongo che siano proprio i personaggi, con queste profonde passioni e dolori che a loro dire li rendono vivi. Riflettendoci bene credo che un personaggio ben costruito sia proprio colui che è in grado di provare forti emozioni, talvolta spinte all’eccesso. Ogni cosa portata all’eccesso può essere un guaio, compresi i sentimenti, e nella vita reale, ad esempio, innamorarsi follemente è considerato pericoloso; ci diciamo infatti di controllarci per non correre il rischio di compiere follie, ma in una storia… tutto è permesso, e quando ci vediamo catapultati in una scena in cui un amante uccide il rivale ci sembra di viverlo in prima persona, ed è allora che il nostro interesse si accende. Tutto questo fa sì che la storia diventi travolgente, nel senso letterale del termine: ci travolge, ci fa provare quelle sensazioni che normalmente sono proibite.

Aquile Solitarie – Quali progetti ha per il suo futuro?

Giada Rotundo – In questo momento stiamo traducendo il romanzo; mia madre è inglese, quindi io l’aiuto a capire l’italiano e lei aiuta me con l’inglese. Lavoriamo assieme, ogni giorno ci sediamo una di fianco all’altra, lei traduce alcune frasi, dopodiché io rileggo, riguardo la punteggiatura e il lessico. Il primo progetto è quindi la traduzione, e poi ovviamente spero ancora in una pubblicazione della versione illustrata.

Ringraziamo Giada Rotundo per la disponibilità.

Giada Rotundo
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