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Intervista a Claudio Bolle

Claudio Bolle

Claudio Bolle è un appassionato di libri, di musica, di storia, di fantascienza: è autore di una saga ambientata nella Roma di Tiberio, nonché di una serie di altri volumi.

Aquile Solitarie – Cominciamo col presentare l’autore. Chi è Claudio Bolle?

Claudio Bolle Claudio Bolle è una persona “diversamente giovane” che, dopo una vita lavorativa ricca di soddisfazioni, salvo negli ultimi anni, riesce a dedicarsi alle sue passioni. Purtroppo quella per la scrittura mi fa trascurare la musica, che necessita di esercizio, quindi mi limito ad ascoltarla o poco più. Non ne ho molte altre, adesso, salvo qualche ritorno ai giochi strategici, che mi diverto anche a modificare, e qualcosa di grafica.

Aquile Solitarie – Quindi le è anche musicista e appassionato di musica.

Claudio Bolle Sì, rock in particolare, da quando un mio compagno di classe, con cui anni più avanti avremmo messo su una band, mi prestò alcuni 45 giri. Allora si andava a casa di un compagno e si tornava carichi di dischi o libri, che poi si restituivano. In effetti mi piacciono altri generi, come country, folk celtico, molta classica e barocca, blues, quasi niente jazz. Prog Rock, come Genesis o Yes, ultimamente metal, tipo Nightwish, Dream Theater e Rhapsody. E nei miei romanzi inserisco sempre qualche episodio in cui la musica è protagonista o perlomeno citata. Come spesso compaiono i gatti, animali in cui mi identifico.

Aquile Solitarie – Come le è nata l’idea di un’opera imponente come la saga “L’Impero d’Acciaio”, ambientata nella Roma di Tiberio e composta da ben sei corposi volumi?

Claudio Bolle Premetto che sono appassionato di storia, ma che non mi aveva mai sfiorato l’idea di scrivere romanzi. Però continuavano ad affiorarmi in mente scene di interazione con grandi del passato, fino a quando ho deciso di provare a metter giù una storia, anche se pensavo di scrivere qualche pagina per poi tenerla nel cassetto virtuale. Invece, iniziato a scrivere, dopo essermi ben documentato sul periodo scelto, la storia e i personaggi hanno cominciato a prendermi la mano, tanto che a un certo punto ho pensato di aver bisogno di una trilogia per completarla. Spinto a migliorare la prima stesura da un amico, anche lui come me accanito lettore, dopo una mezza dozzina di revisioni decisi di mandarla a una manciata di editori e qualche mese dopo mi arrivò la proposta di Lettere Animate, fatto che mi incoraggiò a continuare, tanto più che mi mettevano a disposizione editing e grafico. Poi accettarono gli altri due romanzi della trilogia e m’incoraggiarono a scrivere una sorta di spin off, che fu la biografia dell’imperatore Tiberio. Il guaio è che con la prima trilogia avevo solo sviluppato le premesse per quello che volevo fosse il progetto completo.

Aquile Solitarie – Un cenno alla trama, che sembra non essere esattamente storica, ma contenere elementi di fantascienza.

Claudio Bolle Sì, però non è una fantascienza classica, e i riferimenti storici sono molto precisi, frutto di accurate ricerche. Nella seconda trilogia ho inserito anche qualche mappa, per agevolare la comprensione del lettore. Ecco, la trama consiste in quattro persone normalissime che incappano in quella che credono una nuvola e si ritrovano nella Roma di Tiberio con auto, computer e addirittura un pezzo di strada. E qui finisce la parte fantascientifica, che però è il nucleo della vicenda, ossia l’interazione dei quattro personaggi, più tre “raccattati” per strada, col mondo romano, fino a diventare una sorta di ucronia. Giunti in qualche modo in contatto con l’Imperatore, che subito intravede il loro potenziale, verranno accettati senza riserve da Tiberio dopo che gli avranno rivelato il complotto (fatto storico ben noto) per assassinare suo figlio Druso. Da lì inizieranno a sfornare “invenzioni” sempre più complesse e convinceranno Tiberio della necessità di effettuare importanti riforme economiche e sociali. Qui, passando per vicende sentimentali, trasgressioni, attentati e fatti esoterici, si chiude la prima trilogia.

Nella seconda, che si può leggere senza aver letto la prima, l’impatto dei nostri contemporanei diverrà tangibile e l’Impero ricomincerà ad espandersi. Quindi vedremo grandi battaglie ed esplorazioni, contatti con le maggiori civiltà dell’epoca, talvolta pacifici, spesso tutt’altro. Non potranno evitare di toccare anche temi religiosi e filosofici, forti delle loro conoscenze e del supporto dell’Imperatore, fino al sorprendente finale.

Aquile Solitarie – Come mai proprio la Roma di Tiberio?

Claudio Bolle Credo che la scelta del periodo sia stata una delle parti più difficili. Due motivi, principalmente: in primo luogo Roma era in pace, aveva recuperato stabilità politica ed economica e molte cause del suo disfacimento erano ancora evitabili. E poi l’analisi delle figure di vari imperatori mi aveva già portato verso Tiberio, vuoi per le vicende legate alla morte del figlio, vuoi per la sua vita prima di succedere a Ottaviano Augusto, vuoi per come aveva saputo consolidare un’eredità pesante. E inoltre il carattere, per come è stato descritto dagli storici, lo avrebbe verosimilmente portato ad accettare e promuovere le riforme proposte dai quattro protagonisti, da intellettuale (frequentava il Gruppo di Mecenate, era amico di Ovidio e Orazio) e attento amministratore quale fu.

Aquile Solitarie – È sicuramente un lavoro molto impegnativo, sia per la mole che per le ricerche necessarie, e un modo diverso di proporre il viaggio nel tempo.

Claudio Bolle Anche molto stimolante e divertente. Credo di avere speso in ricerche non meno del tempo impiegato per la prima stesura, anche perché mi trovavo ad approfondire argomenti che poco o nulla avevano a che vedere con la Saga, ma che mi affascinavano. Il viaggio nel tempo è l’elemento chiave, ma rimane unico e inspiegato, se non come un disegno del Fato, come diranno i protagonisti. Vi sarà, nella seconda trilogia, un altro elemento fantascientifico, ma rimarrà quasi fine a sé stesso. Diverrà struttura portante di un sequel che ho in preparazione. Il fondamento è l’ucronia, se vogliamo impropria, che porta l’Impero Romano a diventare una civiltà potentissima e utopica, grazie ai quattro nostri contemporanei: non giovanissimi, tutti molto preparati nei rispettivi campi, che sanno molto bene come raggiungere i loro obiettivi. E questa storia, oltre ad avermi dato modo di descrivere aspetti poco noti della società di allora, mi ha consentito di parlare anche di temi sociali e fare confronti con la nostra epoca, spesso attraverso le loro salaci battute. Credo che alla fine sia uscito un grande affresco, che mostra come per raggiungere un vero progresso sia necessario armonizzare tecnologia, attenzione al sociale e all’ambiente, temi che mi sono cari. Ho inserito quanti più personaggi storici possibile e dato alle donne ruoli spesso preminenti, a volte anche con una spada in mano. O un micidiale stiletto. Anche alle Romane, spesso figure storiche, come Livia, una delle donne più influenti della storia dell’Impero.

Aquile Solitarie – Quali sono state le maggiori difficoltà che ha incontrato?

Claudio Bolle La stesura delle mappe con cui ho corredato la seconda trilogia, che mi hanno poi agevolato, ma hanno richiesto studio e ricerche. Ho invece trovato il modo di superare lo scoglio della lingua inserendo un’insegnante di latino nel “team”. Anche la maniera in cui sviluppano le “invenzioni” ha richiesto ricerche, e ho fatto ricorso ad amici con le giuste conoscenze perché dovevo capire come sarebbe stato possibile per loro cominciare. Dovevo stare attento anche ai modi di dire, non potevo mettere in bocca ai romani frasi per noi comuni, ma impossibili per loro, o ai cibi, ai vestiti, alle distanze, e cento altri dettagli. Però farlo mi ha divertito quasi quanto scrivere.

Aquile Solitarie – Accetterebbe di trasformare la saga in un film e/o in una serie?

Claudio Bolle Altroché! Sarebbe perfetta, credo per una serie. Però bisognerebbe tagliare o edulcorare certe scene: la trama richiede che i protagonisti siano alquanto licenziosi, perché una sottile vena di trasgressione percorre tutta la saga. E c’è la giusta dose di colpi di scena, talvolta costituiti anche da un semplice incontro, mentre le battaglie sarebbero da colossal.

Aquile Solitarie – I suoi racconti sono rivolti anche ad un pubblico giovane?

Claudio Bolle Certo, l’ho scritto anche in modo da far conoscere e magari amare quel periodo storico, che purtroppo in Italia è accostato ad un’altra fase piuttosto infelice, tanto che all’estero amano più di noi la nostra storia. E proprio i giovani sembrano i più entusiasti. Diciamo dalle superiori in su, vista la piega che spesso prendono le vicende. Vedrei adatta anche a ragazzini delle medie la mia breve biografia romanzata dell’imperatore Tiberio, che sta riscuotendo un successo insperato. Potrebbe essere un modo per avvicinarli alla storia, non solo a quella di Roma.

Aquile Solitarie – Accennava a qualcosa in gestazione, può darci qualche anticipazione?

Claudio Bolle Come dicevo, finita la Saga vi sarà un sequel, forse più romanzi, di pura fantascienza: astronavi, alieni, battaglie spaziali, tutti gli ingredienti del genere che, forse non l’ho detto, è quello che amo maggiormente. A giugno 2020 ho pubblicato Così andò a Ilio, un romanzo divertente, una parodia di due capolavori (parte con I Promessi Sposi per poi entrare nell’Iliade), col fine di prendere in giro certe figure (come mental coach, guru della comunicazione etc.) che imperversano con manuali e corsi. E a luglio 2020 Shalis un romanzo completamente diverso, tra il post-apocalittico e il fantasy epico che attinge alla mitologia Egizia, con protagonista un’eroina in puro stile fantasy, del quale sto lavorando al seguito. Infine (per ora) un thriller ambientato ai giorni nostri, centrato sul misterioso Manoscritto Voynich, del quale sto completando la prima stesura. In questo alle vicende contemporanee s’intrecciano, attraverso le scoperte di vari manoscritti, momenti ambientati nel medioeveo, che porteranno alla soluzione del mistero del Voynich e a molto altro.

Ringraziamo Claudio Bolle per la sua disponibilità.

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